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- Quando le voci diventano un’unica storia
- Le crepe nella cultura e il coraggio di guardarle
- Dove i numeri diventano persone
- Le conseguenze economiche dell’ingiustizia
- Il punto in cui la storia mi attraversa e la certificazione PdR 125
- Quando un’azienda apre una porta, ne apre molte di più
- La realtà non mente: i dati che ci interpellano e l’urgenza della PdR 125
- Verso un futuro condiviso grazie alla certificazione di parità
La parità di genere non è un ideale lontano: è una leva strategica per aziende, istituzioni e comunità. Scopri come strumenti concreti, come la certificazione PdR 125, aiutano a superare ostacoli culturali, valorizzare talenti e migliorare performance e innovazione.
La parità di genere non si raggiunge da soli. A Rende ho visto cosa succede quando donne, uomini, istituzioni e imprese scelgono davvero di camminare insieme
Quando le voci diventano un’unica storia
Ci sono momenti in cui senti che qualcosa sta cambiando. Non perché qualcuno lo proclama, ma perché lo vedi succedere davanti ai tuoi occhi, quasi fosse un fenomeno naturale: persone diverse che iniziano a respirare allo stesso ritmo, come se finalmente avessero deciso di spingere nella stessa direzione.
A Rende è successo così. A tenere insieme voci, tempi e prospettive è stata Daniela Provenzano, ingegnera, che ha moderato l’incontro con una leggerezza rara in contesti complessi: quella capacità di mettere a proprio agio, di sorridere mentre si parla di cose serie, di accompagnare il confronto senza irrigidirlo.
Non c’era un genere contro un altro, non c’era la retorica dell’inclusione obbligata: c’erano ingegneri, architette, consulenti del lavoro, amministratori pubblici, imprenditori, giovani professioniste, uomini attenti, donne tenaci. C’erano la Provincia di Cosenza, la Città di Rende, gli Ordini professionali, la Camera di Commercio, Dimitto e Gencotech Engineering. C’erano tutti, davvero.
E tutti — forse per la prima volta insieme — sembravano voler riconoscere la stessa verità: la parità di genere non è una battaglia di qualcuno, è la vita di tutti. Entrando in sala ho avvertito una sensazione difficile da spiegare: come se la storia stesse scorrendo in avanti e noi cercassimo, con le mani tese, di non lasciarla andare via senza farci trovare pronti.
Le crepe nella cultura e il coraggio di guardarle
È stata Manuela Altimare, ingegnera e presidente AIDIA Cosenza, a ricordarmi che il cambiamento non inizia mai dai numeri, ma dalle esperienze e dalla competenza. Ha parlato del suo lavoro, di come le cose siano migliorate eppure ancora resistenti, come un materiale che non vuole farsi modellare del tutto. Ha raccontato delle architette che oggi popolano la sezione di Cosenza e del valore di Amalia Ercoli Frinzi – pioniera dell’ingegneria aerospaziale italiana – che ha portato iniziative di respiro nazionale lì dove, fino a poco tempo fa, la presenza femminile era quasi invisibile.
Le sue parole mi hanno fatto capire che la UNI PdR 125:2022 (Prassi di Riferimento che definisce le linee guida per il sistema di gestione della parità di genere) non è una norma tecnica, ma uno strumento potente che incide la cultura, una lama sottile che può aprire brecce se usata con competenza.
Accanto a lei, la riflessione di Marco Ghionna, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cosenza, arrivava come una corrente più analitica: tra tutti i laureati in ingegneria, pochi scelgono di iscriversi all’Ordine e tra questi pochi, la differenza economica tra uomini e donne si sta assottigliando. Quando una donna si assenta, non manca una figura, ma una qualità. E ha ricordato un altro divario spesso dimenticato: quello tra abili e meno abili, che non riguarda il genere. Una nuova frontiera, un territorio ancora da mappare.
Pasquale Greco, presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Cosenza, ha portato la sua esperienza con la sincerità di chi ha vissuto anni in cui politica e ideologia si mescolavano con la formazione culturale della professione. «Le donne trainavano, e io non ho mai sentito il peso della differenza», ha detto, indicando il vero nemico: la cultura. Ha messo in guardia contro il rischio che la certificazione PdR 125 diventi solo un timbro, un adempimento formale che non cambia nulla.
Dove i numeri diventano persone
Ho visto Donatella Cristiano, past president AIDIA nazionale, portare i dati come fossero ferite aperte. Le donne si laureano prima, si impegnano di più, eppure nel mondo del lavoro tutto si ribalta. Il gender pay gap non è un graffio: è una struttura.
Poi, quasi come un contrappunto, Andrea Cuzzocrea, ingegnere e assessore del Comune di Rende, ha ricordato che la parità non può essere un tema solo femminile. Gli uomini devono starci dentro, altrimenti la storia si spezza. La certificazione PdR 125 non è un obbligo da spuntare, ma una nuova grammatica del lavoro.
La voce di Tiziana Battafarano, consigliera provinciale di Cosenza, è arrivata come una verità che conosciamo ma non osiamo dire: le bambine crescono con l’idea di doversi prendere cura, e così scelgono percorsi umanistici. Non perché non possano fare altro, ma perché cultura, famiglia e società le spingono dolcemente lì. Ha parlato di un nuovo umanesimo che non contrappone sessi e generazioni, un’idea che rimane addosso come un profumo.
Le conseguenze economiche dell’ingiustizia
Nel secondo panel, le parole di Fabiola Via, presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, hanno tagliato l’aria come una lastra di vetro: avere meno donne significa avere meno forza lavoro, quindi meno guadagni. Il part-time che blocca le carriere, i benefit negati, le 62 mila dimissioni annue in attesa di un figlio: non sono statistiche, sono rinunce che costano miliardi. Una società che non permette alle donne di partecipare pienamente si rifiuta di prosperare.
Il punto in cui la storia mi attraversa e la certificazione PdR 125
Quando è arrivato il mio turno, ho sentito che il tema non era solo la parità, ma la responsabilità. Ho mostrato che i due sessi sono diversi, ma le differenze non devono diventare barriere. Le norme aiutano, certo, ma non bastano se non cambiamo le nostre abitudini: inutile dire che il mondo è inquinato se poi non curiamo il nostro giardino.
Il mindset è la vera infrastruttura: consapevolezza, riconoscimento, impegno. Ho ricordato che in classifica mondiale siamo al 90° posto: Namibia e Nicaragua ci precedono. Le cifre non umiliano, richiamano all’azione.
E quando ho parlato del linguaggio, ho visto molte teste annuire: il 70% dei restauratori è donna, eppure diciamo “restauratore”. Le parole sono viti: se sbagli a serrarle, la struttura si deforma. Le cose che non hanno genere sono i sogni e i talenti, ma siamo noi a bloccarli con abitudini invisibili.
Quando un’azienda apre una porta, ne apre molte di più
Maria Consuelo Procopio, ingegnera di Gencotech Engineering Srl, ha portato tutto su un piano umano. Ha raccontato delle donne nelle STEM, dei numeri che non migliorano, degli stereotipi che ancora avvelenano le domande che si fanno alle manager: «Come fai a conciliare?» Una domanda che all’uomo nessuno rivolge mai.
Poi è arrivata una storia che nessuna norma potrà mai contenere: la moglie di un dipendente, laureata ma fuori dal lavoro da quindici anni, rientrata grazie allo smart working del marito. Un cambiamento piccolo, eppure capace di generare un domino di benefici: la donna, l’azienda, tutti.
La certificazione di parità non è stata scelta per bandi, ma per convinzione. I benefici, morali ed economici, sono arrivati come le stagioni: una dopo l’altra, senza forzarle.
La realtà non mente: i dati che ci interpellano e l’urgenza della PdR 125
I numeri di ISTAT ed EUROSTAT erano proiettati come un referto clinico:
- 52,5% di donne nel mercato del lavoro contro il 66,8% europeo
- 20 ore di lavoro domestico a settimana contro 8 degli uomini
- 28% nei ruoli dirigenziali
- 16% divario occupazionale
- Donne più laureate degli uomini, ma pagate meno
Guardavo quei dati e sembrava di vedere uno specchio che riflette non il presente, ma il ritardo. Sono questi numeri a rendere la certificazione PdR 125 una leva strategica e non un mero adempimento.
Verso un futuro condiviso grazie alla certificazione di parità
Quando la sala si è fatta più silenziosa, ho sentito un filo invisibile che ci collegava. Non era un accordo formale, non era una promessa: era la consapevolezza che il cambiamento non è un evento, ma un gesto quotidiano.
La parità di genere non è un traguardo, ma una traiettoria da mantenere. Una maratona senza linee d’arrivo. E ciò che ho visto a Rende — nelle parole, nei dubbi, nei dati, nei racconti, nelle mani tese verso la stessa direzione — è che forse stiamo iniziando a correre insieme.
Non perché qualcuno ce lo chiede, ma perché finalmente abbiamo capito che nessuno avanza davvero se qualcuno resta indietro.
Se la parità di genere è una priorità per la tua azienda e vuoi avviare il percorso di certificazione UNI PdR 125:2022, contattaci per una consulenza.

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