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La crisi pandemica non ha fermato le imprese, ma le ha spinte a migliorare ridefinendo le priorità.
Solo chi abita al confine può capire. Non mi riferisco soltanto ai confini geografici, ma ad ogni aspetto della vita che segna un limite. L’ho scritto anche nel Chi siamo della mia impresa: «Forse è per questa propensione verso i monti che Dimitto ha sede anche in Svizzera, a Basilea, al confine tra Francia e Germania. In noi scorre il sangue del profondo Sud e quello di chi abita al confine, da cui si smistano tutte le strade per l’Europa».
Chi abita al confine sa di abitare il luogo del possibile. È un’idea che ha sempre accompagnato la mia vita e da un po’ di tempo è diventata ancora più chiara, cioè da quando ho avviato il percorso per ottenere la certificazione B Corp.
È il tempo di un nuovo paradigma d’impresa
Perché parlo di confini e di limiti da superare? In realtà non sono io a parlarne, sono così i tempi che viviamo. Tempi che – come da titolo di un articolo del Sole 24 Ore – richiedono «di sperimentare nuovi paradigmi d’impresa e di management». E da questo punto di vista le BCorp sono un ottimo passaporto per entrare e uscire dai nostri confini.
Prendo in prestito un altro articolo, questa volta del Corriere della Sera, sezione Economia: «Quali sono le migliori aziende al mondo per cui lavorare nel 2021 (e perché non ci sono italiane)». Ora, non so se tra queste migliori imprese ne figura qualcuna certificata B Corp, ma è certo che queste incarnano un elemento importante delle società Benefit ed è proprio quell’elemento che non ha consentito alle aziende italiane di essere tra le migliori al mondo. «Siamo riusciti a entrare entrati nella classifica europea, ma non in quella mondiale, perché non siamo ancora riusciti a dar voce alle persone. Siamo migliorati ma per fare il salto i manager devono riuscire a gestire il processo d’inclusione», ha spiegato Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great Place to Work Italia.
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Il capitalismo dell’umano
Infatti – spiega Massimiliano Pogliani, AD di Illy, prima B Corp italiana del caffè – un altro capitalismo è possibile: «Direi che non esiste antitesi tra profitto, crescita e fare del bene; non bisogna per forza essere una ‘no profit charity’ per avere un impatto positivo sulle persone». Attenzione, lo dice uno che nel 2019 ha impiegato 1.405 persone e che ha un fatturato consolidato pari a 520,5 milioni di euro. Gli store e i negozi monomarca illy, nel mondo, sono circa 269 distribuiti in 40 Paesi.
Ridefinire le priorità
C’è un altro aspetto che mi porta a dire che il confine è il luogo delle possibilità, e si trova nelle parole di Erik Ezechieli, fondatore di Nativa, prima B Corp italiana ed europea: «Nell’ultimo anno abbiamo visto un’escalation di attenzione verso la sostenibilità. C’è stato chi ha sostenuto che la crisi dovuta alla pandemia avrebbe fermato tutto il processo, mentre è accaduto esattamente il contrario: abbiamo ridefinito le priorità. Le aziende che erano già avviate hanno spinto ancora di più, le altre hanno compreso che è indispensabile intraprendere il cammino».
Viviamo in un sistema complesso, al confine tra ordine e caos, quindi dove tutto può accadere, dove nascono le possibilità. E cosa succede alle possibilità quando si verificano? Diventano il nuovo punto di partenza. Le B Corp sono il nuovo punto di partenza della nostra economia.
Mentre Dimitto segue questa strada mi sento emozionato e fiero. Emozionato, perché nessun viaggio è sicuro e nel breve periodo le turbolenze possono essere diverse e severe. Ma so che sto viaggiando verso il lungo periodo, quindi verso la prosperità. E poi sono fiero, perché non ho scelto solo in base al profitto, ma in base a un modello che tiene conto degli stakeholder, della felicità e del bene comune.
